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Progetti

il “Clown Dottore”

«Il clown-dottore in una corsia ospedaliera interviene per contribuire a migliorare la qualità della vita dei bambini durante il periodo della degenza, ma non solo! Sostiene i familiari e, affiancando lo staff medico e paramedico, ne facilita le cure ospedaliere. Per troppo tempo la medicina si è limitata a considerare solo la parte malata dei piccoli pazienti. I clown si preoccupiamo di liberare la parte creativa, fantastica ed emozionale del bambino, applicandosi, quasi aggrappandosi, alle sue energie profonde, e giocano con lui, ridono con lui, condividono i suoi stati di sofferenza trasformandola in un sorriso e creando le condizioni emotive e relazionali che permettono di affrontare anche i momenti più duri. Attraverso la comicità si sdrammatizzano i trattamenti medici e si riducono paura e ansia associate alla degenza.

 

Dal “clown dottore” al “clown maestro” 

Se molto si è scritto e detto sui “clown dottori”, mentre quasi niente si sa del lavoro di clowning in ambito formativo, in particolare nella scuola. Sono invece non poche le iniziative in questo settore che stanno ottenendo ottimi risultati. Ma chi è un clown maestro? È un personaggio ironico in senso socratico perché il suo “sapere di non sapere” gli si legge in faccia. Non è un docente tradizionale; sbaglia tutto e fa domande che sembrano sciocche. Il clown è un “maestro stupido”: si presenta come un povero diavolo dalle scarpe troppo lunghe e troppo usurate, dal naso rosso e dagli abiti non certo in linea con la moda. È entrato nelle scuole portandosi dietro un messaggio un po’ scomodo e un po’ rivoluzionario: cosa ha veramente valore? L’intelligenza, la serietà, la razionalità, la bellezza, le buone maniere, lo studio, certo, ma anche la possibilità di essere liberi di giocare, di sorridere della propria pochezza, di togliersi la maschera abituale per indossarne una paradossale. Cosa potrà dunque dire in un ambiente che è sempre stato serio per definizione lui che parla a voce alta, anzi ciancia e ride smodatamente? Il clown a scuola ha tutta l’aria di essere una provocazione: quello che ha da insegnare è il contrario, l’opposto, il paradossale, un modo di guardare il mondo stando puntati con le mani a terra e i piedi per aria!

Progetti

A] Un naso rosso contro l’indifferenza

B] Laboratori di circomotricità

 

Prevenzione primaria ed educazione ambientale

Non siamo i soli, e neanche i più autorevoli ad affermarlo:  curare non basta più! Lo stretto legame tra ambiente naturale e sociale,  stili e qualità della vita e salute, rende non rinviabili progetti di educazione ambientale intesa anche come primaria attività di prevenzione e cura. Per questa ragione e per investire in salute l’Associazione ha fatto la scelta di uscire dai luoghi strettamente deputati alla cura individuando nella scuola il luogo più idoneo per lanciare campagne e iniziative di prevenzione sanitaria attraverso il coinvolgimento a buone pratiche di corretto comportamento ambientale. Partire dalla scuola per arrivare a coinvolgere le famiglie e il territorio.

Progetti

A] L'impronta ambientale

B] "Uso e riuso"

 

Il disagio a vivere e la cura. Il progetto sul bullismo

Entrando nel mondo della scuola, da più parti ci veniva domandato se ritenevamo opportuno affrontare anche altre manifestazioni del “disagio a vivere”, tra i quali il “bullismo”, che negli ultimi anni è diventato un fenomeno sociale sempre più diffuso tra i giovani, soprattutto all’interno delle scuole.

«Bullismo» – usato troppo spesso con disinvoltura e con significati diversi – definisce una realtà complessa, ma dalle caratteristiche chiare e nel tempo sempre meglio identificate grazie ai progressivi studi e ricerche. Pur consapevoli dell’importanza del problema, non saremmo stati in grado da soli di proporre nulla che si potesse rilevare utile per affrontare il fenomeno. Da qui la necessità di trovare chi sul tema lavora da anni e ha prodotto letteratura e ricerca, mettendo a punto un metodo di lavoro riconosciuto dal Ministero della Pubblica Istruzione: la professoressa Giovanna Pini, pedagogista, attrice e regista che svolge la sua attività di formatrice e di ricercatrice nella scuola su temi di comunicazione, droga e bullismo, e docente di Pedagogia teatrale e Teatro di Animazione all’università degli Studi Roma3.

Progetti

A] Il Teatro d'Animazione Pedagogico

 

Movimento Creativo  ® Metodo Garcia-Plevin

Il laboratorio ha lo scopo di stimolare i bambini all’incontro con le potenzialità creative ed espressive del corpo, ad  ampliare e migliorare il loro vocabolario di movimento. Attraverso il gioco, liberi da aspettative legate al raggiungimento di un risultato finale prestabilito, i bambini sviluppano nuove risorse creative utili nello studio, nelle relazioni con gli altri e nella totalità del loro percorso di crescita.

 

Circolo sociale e terapeudico

Il circo sociale è davvero di recente esplorazione, è un mezzo d’intervento sociale, perché il sociale è un settore dove bisogna innovare. Ma oggi queste esperienze diventano sempre più solide e diffuse, con tanto interesse anche in ambienti accademici e di ricerca sociale. Circo Sociale per noi significa usare il circo per sviluppare autostima e abilità circensi, dare l’opportunità ai ragazzi di esprimere se stessi, di essere più creativi, cambiare attitudine da vittima a protagonista, da pubblico ad artista, essere attori della loro vita, sviluppare una pedagogia che sia nuova e una buona opportunità per andare oltre l’esperienza delle arti circensi ed avvicinarsi anche all’apprendimento della lettura, di aprirsi alla cultura. È anche l’opportunità di creare un collegamento tra le persone che vivono nel disagio e la società, dargli la possibilità di esprimersi e di venire ascoltati, capire le proprie potenzialità e dare il loro contributo come cittadini del mondo. Non vogliamo re-inserirli, vogliamo anzi che la loro marginalità contribuisca ad arricchire il tessuto sociale, devono solo apprendere un linguaggio che gli permetta di farlo e il circo, come la danza, il teatro o altro, sono uno strumento che gli consente di relazionarsi con il mondo degli adulti con un’esperienza diversa. E alla società chiediamo di venire e ascoltarli, percepirli in modo diverso da come hanno fatto finora. Noi siamo un’interfaccia, gettiamo un ponte tra queste due realtà. Usiamo spesso il concetto di Resilience, sviluppato da Boris Cyrulnik, che si interroga su come usare le esperienze che lasci dietro per farti proiettare in avanti. Alcuni ragazzi rimangono segnati per tutta la vita dagli ostacoli incontrati, altri li usano per smarcarsi e andare oltre. Noi ci impegniamo per sviluppare questa capacità.

 

Il Circo delle Fànfole

Nel quadro delle attività che mettiamo in atto per raccogliere i fondi necessari al finanziamento delle nostre attività c’è il circo, senza animali, che proponiamo nei teatri della città. La solidarietà è una festa e come tale vogliamo viverla e farla vivere. Proponiamo inoltre spettacoli circensi nelle scuole al termine dei progetti per l’evento finale da trasformare in festa della solidarietà.

 

 

 

 

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